Zozzoli Roberto
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Roberto Zozzoli nasce in provincia di Venezia nel 1954.
Nel 1984 si laurea in Graphic Design/Illustrazione in Germania. Zozzoli lavora come Art Director e come Illustratore.
Ha allestito diverse mostre personali in Italia (Venezia, Milano, San Giovanni Bianco, Treviglio, Chioggia, Canonica d’Adda) e in Germania (Lemgo, Bielefeld).


Zozzoli Roberto
“La mano, la testa, il cuore,”


Articolato in una sorta di abile serena ricerca di contenuti formali, il lavoro di Zozzoli Roberto costituisce un trait d’union con le ricerche artistiche – oggi di sicuro successo – calibrate sull’attenzione al “recupero” e al “ritorno” del linguaggio grafico e dell’opera dipinta.

Studiate e calibrate sulla storica tradizione del disegno, le opere segnate dalla ricomposizione della memoria del passato, fanno riflettere sull’assurdità dei linguaggi approssimati al vuoto dell’etere e alla manipolazione al computer.

Realizzate con l tecnica grafica, quella tipica del “tramontato” tempo del Bel Disegno, rendono chiara la visione la visione critica dell’autore di fronte al “pensiero” legato alla tecnologia che si è detta: “ossessione che uccide la creatività”.

Quindi, patrocinate dal “ritorno” al dipinto e al disegno a mano, i suoi lavori inducono a pensare che non tutto ciò che si vuole si può produrre con la “tecnologia”, e, nonostante il know-how tecnologico molto presente nella sua professione quotidiana, di disegn e di grafico pubblicitario, disegnate e dipinte a mano le opere, comprese e fatte proprie attraverso la lettura dei grandi Maestri del Rinascimento, nutrite di pensosa malinconia e remoto struggimento, prendono sembianza dalla storia della cultura visiva del nostro paese.

Esplicitamente realizzate con la fascinazione del linguaggio grafico ricolorato le figure su carta, anch’esse declinate dall’eredità artistica del passato, giungono all’elegante estetica del disegno classico…, dimenticato e sostituito.

Ad esempio, dettagliate come nella sua “maniera” le architetture storiche di Venezia – il ponte dei sospiri realizzato col di-segno-grafite, spesso e scuro – nel nostro tempo storico arrivano a rappresentare, come allora, il disagio e la solitudine.

Quindi, pur essendo descrittivo dall’antico il suo disegno, sinuoso classicheggiante commisurato alla rinnovata visione artistica, che non cessa di di figurare l’irresistibile enfasi del classico-antico, evidenzia slittamenti nella cultura artistica contemporanea; e, a definire la sua pittura, pittura colta come quella di di Carlo Maria Mariani che recupera la struggente bellezza degli affreschi di Tiepolo, nel parallelo lessico dei così detti Anacronisti e Nuovi Manieristi, peraltro assunti nella Corrente citazionistica, giunge a rappresentare la mitopoiesi del mondo arcaico e le Reliquie sacrali della civiltà contadina: che si registra fertile nella Terra dei Messapi, (oggi vive e lavora tra Ceglie e Oria), e ai fatti oggettuali umani, antropologici, attestati nelle più recenti Tendenze spinte al  “recuper” della “bella pittura”, sollevata dal viraggio letale dell’arte concettuale.

Dunque, nell’evidenza dei nessi stilistici che si scoprono anticipatori di un riscontro temporale legato al “ritorno della pittura e della “figurazione”, si afferma la diversione personale nei riguardi delle sperimentazioni concettuali e virtuali; e va anche detto che la sua produzione di collage, data a colpi di forbice e suscitati dall’incessante improvviso taglio, audace di altrettante pulsioni gestuali, prende senso nel cuore e nelle geometrie dei sentimenti e dagli umori del “vero”.

Allo stesso modo, respirando una certa aria d’astrazione – visioni del moto immagianario che si conclude con un magico distacco dallo stile “accademico”, rivisto nelle opere dei Maestri del passato – non essendo affatto sminuiti, presentano invece un processo di rovesciamento dalle idilliache apparizioni michelangiolesche che vengono ad animarsi nei disegni e nei dipinti.

E’ questa dunque la complessità che va tenuta presente nell’arte di Zozzoli Roberto: consumata sotto l’influsso di una rivisitata via rinascimentale italiana e con un rinnovato impulso per il recupero del pensiero forte (l’arte alta), ripetto al pensiero debole di certe attuali sperimentazioni, che non riusciamo più a condividere.

E noi, di fronte ad un artista che vive e fa vivevere la tradizione più nobile del disegno, sentiamo di collocarlo tra i o più fieri difensori del pensiero estetico illuminato ed illuminante, pittosto che ritenerlo semplicemente difensore del concetto di bellezza, nel nel mondo caotico sommerso di merci.

Sul finire, ponendo l’accento sullo spazio vasto e multiforme della sua azione creativa, che per nostra fortuna non conosce tragua e quiete, ci va di pensarlo interprete della comunicazione mediologica,e, soprattutto leale costruttore di immagini, epiche e intimistiche.

Dino del Vecchio


Zozzoli Roberto

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