Grazia Deledda una bussola contemporanea
di Ruggero Cairo
Ieri sera, nella suggestiva cornice della Chiesa del Carmine di Ostuni, si è svolto un evento dedicato alla figura di Grazia Deledda, organizzato dal Meic di Ostuni e patrocinato da numerose associazioni tra cui Aifo, Centro Antiviolenza, Espressioni d’Arte, Ciisaf e Madonna del Carmine.
L’iniziativa si è svolta in occasione del centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura ricevuto dalla scrittrice nel 1926, un traguardo che sottolinea l’importanza storica e culturale della sua opera.
La serata è stata moderata dalla scrittrice Mara Venuto e ha visto un coinvolgente dialogo con Don Cosimo Posi, dopo il saluto iniziale di Maria Lora Minetti, presidente del Meic.
Successivamente, sono intervenuti la psicologa Anna Francioso del Centro Antiviolenza, Ruggero Cairo, presidente di Espressioni d’Arte, e la professoressa Elena Narracci di Aifo, che hanno offerto ai presenti una panoramica ricca e sfaccettata della vita e dell’opera della Deledda.
Grazia Deledda, romanziera prima sarda e poi italiana a emergere sulla scena letteraria, fu la seconda donna al mondo a ricevere il Nobel per la Letteratura, nonché l’unica italiana a oggi premiata con questo riconoscimento. Nonostante una formazione scolastica ridotta – solo fino alla quarta elementare – grazie all’insegnamento privato di Pietro Ganga e allo studio autodidatta, sviluppò una grande passione per la letteratura e un proprio stile narrativo ben definito. Nei suoi romanzi, dominati da forti richiami al verismo, racconta con profondità il mondo della Sardegna: le sue tradizioni, contraddizioni e soprattutto la condizione femminile in una società chiusa e patriarcale.
Il rapporto complesso della Deledda con la religione emerge dalle sue opere, dove i prelati sono ritratti con umanità, andando oltre semplici stereotipi. Tra i suoi lavori più noti vi sono “Elias Portolu”, “L’edera”, “Canne al vento” e “Cenere” – quest’ultimo portato anche sul grande schermo con Eleonora Duse. Il capolavoro “Canne al vento” rappresenta una riflessione universale sulla fragilità umana e sull’accettazione del dolore, con la potente immagine delle canne che si piegano ma non si spezzano sotto il vento, metafora di resistenza e sopravvivenza.
Oggi Grazia Deledda è molto più di una figura accademica del passato: la sua opera rimane una bussola contemporanea, capace di esplorare l’animo umano con sensibilità e modernità, ponendosi come testimone attenta delle inquietudini, delle passioni e dei dilemmi del nostro tempo.
